Cassazione Civile (paziente in condizioni di solitudine e mancata terapia farmacologica. Esclusa la responsabilità dei medici)

Il fatto
Successivamente al decesso della propria congiunta gli eredi chiamavano in giudizio l’Azienda sanitaria affinchè venisse dichiarata responsabile di quanto accaduto in conseguenza di un ritenuto superficiale comportamento della guardia medica che, nel corso di due visite domiciliari, sottovalutando le gravi condizioni della paziente, non avrebbe provveduto al ricovero ospedaliero.

Il tribunale rigettava la domanda proposta dagli eredi.
La Suprema Corte è stata chiamata a decidere la questione.
Il diritto
Si è affermato che nel caso specifico, in riferimento ad entrambi i sanitari, non poteva ritenersi verificato l’inadempimento nella forma della condotta omissiva o nella forma di una diagnosi errata o di una misura di cautela non presa.
L’evento di danno non si ricollegava deterministicamente, o in termini di probabilità, con la condotta dei medici.

La Cassazione ha ritenuto che la gravissima complicanza non fosse da ascrivere a condotta medica, ma alle condizioni di solitudine della malata, che non ebbe la forza o la volontà di prendere le medicine prescritte, con conseguente progressivo indebolimento delle capacità respiratorie.

Il ricorso per cassazione è stato rigettato.

Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net

INAPPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA

Non necessariamente il mancato raggiungimento di un obiettivo di spesa deve essere associato alla violazione delle norme del Codice deontologico o di quelle dell’ACN. Più precisamente,

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